QUEL MARTEDI  SUL PAIONE
Ricordo persino che era un Martedì e c’era poca gente in montagna. su quel particolare sentiero,
ripido e in alcuni tratti esposto, da piede fermo, non avevamo incontrato anima viva, né alcuno era
in vista quando dall’alto avevamo potuto osservare un buon tratto del sentiero percorso che ci
portava al Paione ,di ritorno da una gita al passo Monscera.
 Una volta arrivati al rifugio ci eravamo tolti gli indumenti sudati e ci godevamo il tepore del sole
con addosso il minimo indispensabile.
Renato sonnecchiava, io esploravo i monti circostanti col binocolo, sperando di avvistare
Stambecchi ,e Camosci ,e forse anche un’Aquila.
Dopo un po’ consumammo uno spuntino, una tavoletta di cioccolato, era quasi ora di rientrare,
 ma la bellezza del posto, e la totale  solitudine ci fece uno strano effetto.
Quella natura primordiale, assolutamente intatta ci fece tornare a nostra volta esseri primordiali,
due persone che si sentivano  libere dai condizionamenti della civiltà. 
 Proprio così, il tempo scorreva veloce, e noi ci attardammo a lungo, come presi da quella natura
stupenda. non c’era nulla che ci disturbasse e ridemmo come pazzi quando ci accorgemmo che
per tutto il tempo una famiglia di marmotte ci aveva osservato da poco sotto il rifugio
Poi, inevitabilmente, la magia svanì e dovemmo prepararci a scendere dal nostro paradiso per
tornare in casa, e prepararci la cena.
 Mentre preparavo la cena  sentimmo il primo tuono lontano, anche il vento era cambiato, ce ne
accorgemmo dal senso di freddo che ci aveva improvvisamente attanagliato.
 La famiglia di marmotte era corsa a rifugiarsi nella  tana e noi eravamo al calduccio della stufa.
Da quello che ne so, un temporale in montagna è molto pericoloso, vero  Renato? Chiesi io
 Eh sì!. Disse se c’e  una cosa che ho sempre temuto è  il temporale in questa situazione.
 Vedi, quando si cammina per un sentiero allo scoperto, gli oggetti più alti, pronti ad attirare un
fulmine, sono proprio coloro che camminano, ma io disse sono tranquillo ,perché ci sei tu che mi
fai da parafulmine, alto come sei.
Poi siccome serviva ancora legna per il fuoco , uscii dal rifugio   per  fare scorta di legna per la

sera, mentre raccoglievo i pezzi di legno il vento ululava , e in quella imminente tempesta mi
 sembrava di sentire delle voci cantare, chiamai Renato ,ma vuoi l’età vuoi qualche bicchiere di
vino che avevamo bevuto per riscaldarci , lui mi disse che era effetto del vento , o io ero
ubriaco,allora rientrammo nel rifugio, ed io cominciai i preparativi per la cena, una bella pasta con il
sugo. Mentre io concentrato accendevo  i  fornelli , Renato  vicino alla stufa al caldo sonnecchiava.
Sentimmo bussare alla porta, ci guardammo preoccupati, perche vista l’ora era molto strano  ci
fosse ancora gente in giro sulla montagna, poi siccome non potevamo restare lì ha guardarci come
due mummie , andammo ad aprire per vedere chi era a quell’ora , e di cosa avesse  bisogno.
Indossava una mantellina impermeabile, che risaltava ancora di più con il riflesso del sole che si
stava  ritirando in buon ordine, coperto dai grandi nuvoloni neri che, arrivando da nord sospinti da
una tramontana gelata, avevano ridotto la luce a un lontano bagliore .
 Poi il rombo dei tuoni che era già nella valle ,e in pochi minuti i fulmini e bagliori accecanti  erano
intorno a noi, Il rumore sovrastava lo scroscio di una pioggia gelata che ci colpiva quasi
orizzontalmente,sotto il cappuccio una voce femminile ci chiese in  italiano molto approssimativo .
Scusate  Monsiour possiamo fermarci per la notte nella vostra legnaia? Renato guardò la ragazza
e le fece cenno di entrare, ci accorgemmo che non era sola dietro lei un’altra ragazza, e poi uno
alla volta altri otto tra ragazzi e ragazze, Renato disse accomodatevi, e non vi preoccupate per il
letto qui è tanto grande che possiamo dormire tutti al caldo , e farci compagnia per la serata ,vidi
che avevano anche una chitarra , e non potei fare a meno di notare la bellezza, della ragazza che
aveva chiesto ospitalità pochi minuti prima.
Così visto che il cuoco di bordo ero, io fatti quattro conti mi misi all’opera per preparare spaghetti
al ragù per tutti,dando fondo alle scorte degli altri soci del rifugio, con Renato che mi guardava con
un sorriso felice e mi diceva, fai che poi mi aggiusto io con gli altri.
Devo dire qualche parola sul mio amico Renato, una persona dal cuore non grande, ma enorme,
tanto che bastava lui vedesse una persona spuntare dalla pineta sottostante al rifugio ,che lui si
agitava per richiamare la sua attenzione, e mi invitava ha preparare il caffè per l’ospite che era in
arrivo,tanto che gli altri soci del rifugio anche se suoi amici per la pelle, rimanevano stupiti quando
certi giorni arrivavano persone convinte fosse un rifugio, bar ,ristorante, tanto erano stati ben
accolti da Renato, chiaramente il tutto offerto da lui.
Pensate che l’anno prima, una  mattina alla fine del turno di lavoro mi chiese se lo potevo portare,
con la macchina fino all’alpe San Bernardo,  poi lui sarebbe rimasto in rifugio tutta la settimana
e avrebbe aspettato il mio prossimo riposo, così mentre andavo a prenderlo potevo passare un
paio di giorni in montagna, il viaggio dal nostro paese, fino a Bognanco era un divertimento unico,
arrivati a Domodossola prima sosta dal direttore della Filarmonica locale, con offerta di soldi come
socio sostenitore,poi salita al paese di Bognanco,sosta da un altro amico e anche ha lui una offerta
per la pro loco, poi sosta d’obbligo all’albergo Cecilia, di una sua amica nella frazione di Granica, e
poi finalmente si partiva per l’alpe S Bernardo, dove lasciavamo il mezzo, e dopo 40 minuti di buon
passo arrivavamo al Paione.
Quella volta al mio ritorno mi faceva domande strane ,su chi avevo incontrato, nella salita al rifugio
la cosa mi sembrava molto strana ,ma conoscendo Renato persona normalissima quando era in
Paese, ma in montagna si trasformava, e da lui potevi aspettarti ogni tipo di sorpresa,chiaramente
non cose strane, ne pericolose, ma molto stravaganti si,e anche un poco incoscienti.
Come in quella settimana che rimanendo da solo aveva ospitato degli extracomunitari, per poi
accompagnarli il giorno dopo al passo di Moscera per farli scendere in Svizzera ,senza nemmeno
 pensare che queste persone potessero essere clandestini, e per di più dando loro anche l’indirizzo
e il numero di telefono, in caso avessero avuto bisogno, se non è incoscienza questa giudicate voi,
ma come tutte le cose fatte con ingenuità , tutto finì bene e un giorno gli venne recapitato un pacco
con  abiti arabi , un bel piatto in argento sbalzato a mano, come ringraziamento per l’aiuto, allora
mi spiegai il perche di tutte quelle domande, aveva paura che lo avessero scoperto gli Svizzeri.
O come quella volta che  dopo pranzo sparì dal rifugio per tornare dopo qualche ora in compagnia
di quello che lui chiamava in cavalier Bertino, un signore che aveva la baita ha pochi minuti dal
Paione,  tutti e due allegri per avere bevuto la sangrilla di montagna specialità di quest’ultimo, con
un canto alpino, e un saluto con la mano , si sono avviati alle brande per dormire fino alle 18 senza
che neanche il terremoto potesse svegliarli.
Un altro giorno siccome lui diceva di soffrire d’insonnia andavamo a raccogliere i fiori  di una
pianticella selvatica che lui chiamava camomilladi montagna, (Anchillea erba -rotta )che tutto è
tranne che un’erba che procura il sonno ,ma bensì un digestivo e un tonico  per lo stomaco, al
pomeriggio dopo pranzo ne bevevamo  l’infuso e lui diceva ,mi fa dormire come un Ghiro!, io gli
rispondevo.. certo poi questa notte non dormi. Quel giorno erano ormai le 17 e lui non si voleva
alzare, io lo chiamavo ma lui non rispondeva, salgo per vedere cosa fosse successo , e lui lì che
dormiva senza neanche rispondere hai miei richiami, controllai il respiro ,era quello di un bambino
che dorme felice cercai di scrollarlo, lui con una smorfia si girava dall’altra parte per continuare il
sonno, cominciai ha preoccuparmi, poi vidi sul comodino le pastiglie per dormire ,doveva
prenderne una dopo il pranzo e una dopo cena , con un’altra pastiglia che serviva penso per il
cuore, ma quel giorno al posto di prenderne una per tipo ne prese due di sonnifero, così che alle
19, mentre io mi chiedevo cos’era meglio fare ,tra scendere a valle per chiedere aiuto ,o aspettare
gli eventi, visto che a prima vista lui sembrava dormisse normalmente, senza problemi, e siccome i
telefoni cellulari ancora non li avevano ancora inventati, con la notte imminente decisi di aspettare,
dopo pochi minuti ,ed eccolo che apre gli occhi e con uno sguardo curioso mi dice…sa te fet chi?
Cosa fai qui, dopo uno sbadiglio e una stiratina, disse hoooo che bella dormita ma è già mattino?
lo guardai, e con il cuore in pace feci finta che nulla fosse successo e scesi per preparare la cena.
Ora torniamo alla compagnia che  era arrivata quella sera al rifugio, quella fu anche la mia prima 
volta a contatto con i ragazzi  Dawon perche di  quella comitiva  facevano  parte due ragazze
accompagnatrici, e otto ragazze e ragazzi Dawon  che definire speciali è poco,quel giorno è
rimasto nei miei ricordi e nel mio cuore  tanto che ora ne sto scrivendo la storia,mentre io e Renato
ci chiedevamo interrogandoci con gli occhi su come ci si comportava con queste persone, uno di
loro mi si avvicinò e senza nessun problema mi chiese ,posso aiutarti?. Ragazzi che botta noi che
non sapevamo come comportarci con persone diversamente abili, e loro che insegnavano a me e
Renato  che loro erano esattamente come noi, anzi molto più abituati al contatto con noi ,che noi
con loro, questa fu la prima lezione delle tante che ho avuto stando a contatto con le persone che
noi chiamiamo disabili.
Tutta la compagnia era salita al piano superiore per cambiarsi e prepararsi per la cena , solo la
 ragazza che parlava un poco l’Italiano rimase ad aiutarmi, mi spiegava che stavano attraversando
Il passo di Monscera perche di lì a pochi giorni sarebbe stato l’anniversario della prima trasvolata
delle Alpi.
La ragazza mi racconta che il 23 settembre 1910 il pilota Geo Chavez a bordo del suo aeroplano
in occasione del circuito internazionale aereo di Milano , riuscì ad effettuare la trasvolata delle Alpi
da Briga a Domodossola  battendo il record ottenuto dal treno ,in 44 minuti, contro l’ora e sette
minuti del treno attraverso il traforo del Sempione.
Ma per l’eroe della trasvolata non ci fu il tempo per festeggiare  ,morì 4 giorni dopo per le ferite
riportate durante l’atterraggio, a soli 23 anni.
Così loro erano partiti a piedi da Briga risalendo le montagne per ripercorrere il percorso della
transvolata, per poi discendere a Domodossola per i festeggiamenti, ormai il più era fatto tempo
permettendo il giorno dopo poche ore potevano arrivare a Bognanco, e il giorno successivo erano
a Domodossola.
Una volta finita la cena ,vedendo tutti soddisfatti e sazi anche io incominciavo a rilassarmi e
senza rendermi conto riuscivo ha parlare con tutti loro in una lingua che senza saperlo avevamo
inventato al momento, praticamente una via di mezzo fra Italiano, Spagnolo,  e Francese,
visto che il temporale era finito e il cielo si era tinto di rosa e azzurro del tramonto,io e le ragazze
uscimmo per fumare una sigaretta, mentre Renato all’interno del rifugio si divertiva a giocare a
tombola con i ragazzi,quando una delle due accompagnatrici finita la sigaretta rientro, io chiesi
alla compagna come mai aveva deciso di fare questo lavoro, che più che lavoro a me sembrava
una missione.
La ragazza mi guardò , e si perse in un pianto, uno di quei pianti che ti lasciano il segno dentro, si
copri il viso per cercare di nascondere le lacrime nel caso fosse uscito uno dei suoi ragazzi.
Poi si fece coraggio asciugò le lacrime  e iniziò a parlarmi di sé, quel lavoro per lei significava un
cammino di speranza, uscendo da una comunità dopo un percorso per cercare di uscire dalla droga
aveva scelto di farla finita con quella vita ,ma soprattutto quella vita le serviva per restare lontana
dal giro ,e non frequentare più le persone sbagliate.
Mi raccontò dei furti, delle macchine rubate, del suo prostituirsi per pochi grammi di droga, delle
notti passate all’aperto senza coscienza, e con gli occhi socchiusi inebriati dall’alcool e dalla droga,
ne parlava pentita ,chiedeva perdono ma non sapeva a chi chiederlo se non a Dio.
Poi dopo anni vissuti tra carcere e vita sbandata, anni gettati al vento senza un senso senza aver
avuto la possibilità di reagire. la possibilità di rendesi utile e fare qualche cosa di veramente giusto,
io notavo che i suoi occhi si esprimevano meglio delle sue parole, aveva capito che la sua vita
poteva cambiare in meglio dando aiuto a questi ragazzi, ma soprattutto ricevendo amore e forza
per continuare finalmente uscire da quel mostruoso tunnel .
Ormai si era fatto notte, così rientrammo che ormai tutti erano a dormire, dopo esserci salutati
lei salì dai suoi ragazzi per la notte ,mentre io finivo di sistemare la sala dove avevamo mangiato
mi  sembrava un campo di battaglia,  alla fine stanco morto mi sono addormentato come un
ghiro fino al mattino, quando la voce di Renato mi chiamava perche era ora di andare a fare una
camminata , dal cavaliere che ci aspettava per pranzo, con degli amici guardie forestali, notai
 subito che i ragazzi Dawon con le accompagnatrici erano partiti, chiesi a Renato come mai
non mi aveva chiamato per salutarli,lui mi disse che la ragazza che alla sera prima era rimasta a
parlare con me non aveva voluto, gli aveva chiesto di lasciarmi dormire perche alla sera prima le
ero sembrato molto stanco, da quel giorno fino ad oggi non ho più saputo niente di loro ma sono
certo che la ragazza, era uscita dalla droga, perche con l’aiuto di quei ragazzi non poteva non
farcela.
Cosi dopo una grande mangiata dall’amico Bertino ,al pomeriggio siamo scesi a valle e abbiamo
fatto rientro a casa.
Quella è stata l’ultima volta che sono salito al Paione, varie vicissitudini di vita mi hanno portato da
un’altra parte, ma ancora oggi ha distanza di trent’anni ricordo ancora con grande piacere tutte le
volte che sono andato su quella montagna e al rifugio Paione, ringrazio anche l’amico Renato e
tutti i soci del rifugio ,perche senza di loro non avrei conosciuto un posto così bello, e così carico di
bei ricordi , che oggi ho scritto per onorare queste amicizie.