giovedì 1 agosto 2013

Fino a quando noi umani non inizieremo a considerarci, tutti fratelli, una sola razza anche se con colori e religioni diverse, potrà succedere anche quello che vi racconto in questo mio romanzo ambientato nel 2999.

2999 Odissea degli umani

Ci fermammo nei pressi di un autosilo lasciando il mezzo che ci scortava, al tipo metallico che fungeva da parcheggiatore.
Con passo deciso, io e il mio socio ci dirigemmo verso il grande edificio dall’altro lato della via, un edificio altissimo, e tutto trasparente.
Una volta riconosciuti dal marchingegno che rilevava le scariche elettriche del nostro corpo, entrammo all’interno accomodandoci in una comoda sala d’aspetto. Una macchina a metà tra umano e robot, ci portò due coppe di prosecco, e dei panini ripieni di una poltiglia verdastra che faceva ribrezzo al solo vederla, mentre ci serviva con voce metallica disse: Do-ve-te, as-pet-tare- qu-an-do, si li-be-ra, un a-gen-te.
Una volta prese le coppe di vino offerte da quel servitore artificiale, che ci incuteva un misto di timorosa ilarità.
I incrociando i nostri sguardi, mentre sorseggiavamo quel vino, che nonostante fossimo nell’anno 2999 era ottimo. ( dal 2500 si era smesso di produrre alimenti naturali per passare agli alimenti chimicamente riprodotti, questo fu fatto per combattere la contraffazione di cibi e prodotti made in Italy) .
La cosa, per noi che provenivamo dall’anno 2013, non è che ci facesse piacere, ma se non altro dovemmo ammettere che questi alimenti sintetici anche se non belli da vedere erano gustosi quasi come gli originali.
Mentre gustavamo il nostro aperitivo fummo distratti dal passaggio di un’auto carro della polizia, che a sirene spiegate attraversava la città, in direzione del mare.
Era carico di uomini che provenivano dal passato, rifiuti umani erano per quelle macchie dalla forma umana, erano una dozzina di uomini di colore, alcuni portavano al braccio uno staccio con la scritta Juden, relitti umani destinati alle miniere di silicio, e alle fabbriche di cibo sintetico, o peggio ancora alla distruzzione.
Queste persone senza più alcun punto diritto, venivano tenute in vita solo perche in grado di fare funzionare i macchinari, che queste macchine dalla forma umana non sapevano far funzionare.
Metà di loro erano giovani Africani, orfani o abbandonati alle porte dell’atmosfera, da un mondo che era diventato sempre più egoista  e intollerante, reietti imbarcati su vetuste astronavi, destinati a scomparire nello spazio, vittime innocenti stupide politiche economico - razziali.
Osservammo passare quel mezzo, senza che nessuno di noi due provò per un solo istante un sentimento di profondo dolore per quella gente, ma nello stesso tempo non provammo nemmeno il dubbio sul perche noi due arrivati su una carretta dello spazio come loro avessimo avuto un trattamento così diverso .
Tornammo a sorseggiare il prosecco e parlarono del più e del meno, sentimmo vicino a noi una coppia di robot parlare dell’acquisto di un nuovo umano addomesticato, e della possibilità di prenotare un viaggio spaziale su Venere .
Un’inserviente umana ben vestita ma con la morte negli occhi, si avvicinò a noi dicendo: “ signori, “Se volete seguirmi: l’agente SS 44 è disponibile a ricevervi”.
Ci alzammo seguendo la donna che a capo chino procedeva verso gli ascensori posizionati sull’altra parete di  quell’asettica sala d’aspetto.
L’arredamento dell’edificio era semplice ed essenziale: non vi erano quadri alle pareti ma solo delle luminose barre colorate percorse da impulsi elettrici.
Salimmo in ascensore fino al quarantesimo piano. Rimanendo in silenzio per tutto il tragitto fino all’ufficio dell’agente SS44. Una volta entrati, l’inserviente umana ci annunciò ed uscì dalla stanza mentre noi provvedevamo a fornire la nostra tessera di via all’agente.
L’agente SS 44 era un uomo robot, biondo alto dagli occhi chiari.
Controllò le nostre credenziali restituendoci la tessera soddisfatto. “Perfetto: tutto in regola. Accomodatevi pure disse.” Mentre ci accomodavano sulle bianche poltroncine messe a disposizione, l’agente provvide a recuperare il files relativi all’ordine. Con un ologramma venne creata un’immagine tridimensionale del prodotto che una coppia di robot aveva prenotato qualche giorno prima.  Poi dopo aver effettuato una videochiamata con gli acquirenti disse loro“Ecco, questo è il prodotto che ci avete commissionato: come potete osservare rispondono alle vostre esigenze e non presentano difetti.
Tutte le  caratteristiche sono in linea con quanto da voi selezionato dal nostro catalogo.
Se volete controllare?” Un nuovo ologramma si materializzò davanti a noi: in esso la nostra descrizione dlle nostre caratteristiche come  prodotto che a minuti quella coppia di robot  acquistato. “ Sì, fu la risposta dall’altro capo dell’ologramma, sembra tutto a posto…altezza, colore dei capelli, colore degli occhi….si, proprio come avevamo scelto noi. Perfetto!” L’agente sorrise soddisfatto: “Lo so! Ho provveduto io stesso ad assemblarne il codice genetico secondo quanto da voi specificato…”
La donna robot continuava ad osservare estasiata l’ologramma dei figli che di lì a poco avrebbero formalmente avuto: “E per quanto riguarda la loro intelligenza?” “Abbiamo provveduto a selezionare due umani di tutto rispetto, un fisico, e un matematico.
Proprio come da voi precisato, il prodotto avrà un quoziente intellettivo molto elevato.” “Perfetto!” replicò la donna robot.
Rimanemmo per un istante in silenzio mentre l’ologramma dei futuri genitori continuava a muoversi dinnanzi ai nostri occhi.
“Bene, se non avete ulteriori dubbi in merito, proporrei di fissare una data per la consegna, e poi passerei a firmare il contratto e le condizioni di garanzia.” “Siamo d’accordo”. Fissarono la data di consegna di lì a una settimana e scorsero brevemente il contratto, rigorosamente in formato elettronico, prima di dare la loro definitiva approvazione. Tutto appariva in regola: le informazioni sul prodotto acquistato, le sue caratteristiche, le condizioni di garanzia nel caso il prodotto avesse manifestato difetti (anche se le occorrenze di difetti genetici sono davvero minime, aveva assicurato loro l’agente), le condizioni di pagamento … sì, tutto era perfetto. Firmarono il contratto digitalmente  e i due robot scomparvero dall’ologramma.
Sarebbero tornati la settimana seguente e finalmente avrebbero coronato il sogno di avere un figlio umano. Un figlio geneticamente perfetto. Erano soddisfatti: la “Uman Life” avrebbe garantito loro il prodotto che volevano, un essere attentamente selezionato per rispondere alle loro esigenze.
Non si sarebbe ripetuto l’errore commesso dagli umani di razza bianca che dando ospitalità a tutti avevano contaminato i loro geni con altri umani di diverso colore e religione.
Lasciando il palazzo guardandoci stupefatti, ci rendemmo conto che i robot altro non potevano avere che il nostro modo di vivere e pensare, perciò, con nostro immenso dispiacere capimmo che da li a poco anche in quel mondo lontano fatto da macchine con le sembianze umane, create da noi umani, si sarebbe arrivati ad un nuovo scontro razziale, tra robot di diverso colore, questo fino alla distruzione anche di quel mondo.


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