venerdì 25 marzo 2011

IL CEPPO DEL VECCHIO NOCE

Avvolto da un niveo fumo,
tu scoppietti ardente;
mentre, lingue di fuoco,
attorno ti  si agitano
volubili, in fiamme rossastre.

Seduto presso il camino,
abbagliato  e riscaldato,
io t'osservo mentre bruci
e da viva brace ti trasformi
in cenere morta.

A tale trasformazione fatale,
rivado l’annosa tua storia,
rimembrando
le verdi tue fruttifere annate,
quand'eri  l'orgoglio indiscusso
della mia casa  contadina,
per tante stagioni estive
in te avevamo riposto fiduciosi
in ogni tua estrema risorsa.

Poi, avanzato oramai negli anni
non più in grado di dare frutti,
ecco che alla  terra genitrice
tu dovevi tornare,
per  rendere ancora a noi
il suo ultimo prezioso servigio:
riscaldando  la mia casa
con il tuo necessario sacrificio.

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