sabato 6 ottobre 2012


il Comò nella soffitta
Aprire un vecchio comò di qui non rammentavi più l’esistenza
è come fare un balzo a ritroso nel passato.

Nella mia soffitta, l’altro giorno, aprendo quel vecchio comò, ho sentito dentro lo scricchiolio di quel legno vecchio, come una voce, che  diceva grazie amico per aver capito che io esisto ancora.
E come scordare l’odore famigliare della naftalina, quel prurito che procurava alle narici, quella biancheria tutta ricamata dalla mia mamma dimenticata li, ma  ancora tutta ordinata e bella pulita.
Federe tutte quante ben stirate che parevano mai state usate.
Quelle lenzuola capolavori di una volta, con chissà quanti sogni nascosti tra quelle perfette pieghe, create dal vecchio ferro da stiro a carbonella.
Dentro quei vecchi cassetti, un corredo nuziale che il tempo e  l’emozione di far bella figura, hanno reso solo sbiadito ricordo di  un tempo ormai lontano, da me mai scordato.
Piegato in un angolino, come aspettasse da lunghi anni la cuoca di casa, un grembiule.
Lo riconosco. Lo ricordo, con i suoi fiorellini azzurri, la mia mamma lo portava sempre legato sui fianchi.

L’ha lasciato qui, per ricordarmi, che dovevo scrivere per i miei nipotini qualcosa di quei giorni, di quand’ero anch’io bambino, e lei  mi teneva per mano per accompagnarmi verso il mondo di domani.
Mi asciugava le lacrime,  rassicurava le mie paure, medicava il sangue dalle ginocchia dopo qualche sbucciatura, in quelle due tasche fonde quasi sempre  da un buchino sull’angolo estraevo di “nascosto” caramelle e tanta fantasia.
Su quel vecchio grembiule, un po’ lisi fiori ancora ma ancora ben attaccati,
sembrano finestre aperte, come fossero quei giorni, non il ricordo tempo, quel passato.


Tutti questi capolavori di un tempo che non c’è più, sono rimasti qui, per ricordarmi il suo amore, e anche per aiutarmi ad asciugare calde lacrime,
liberare da un groppo che non riuscivo a sciogliere.

Accarezzo questo grembiule che avevo ormai  dimenticato, sento che
lei é qui, vicino a me, e sembra  sorridermi.

Lo piego, pensoso, lo ripiego di nuovo e lo ripongo delicatamente.
Quanta pace è ritorna in me, ma non
è venuta da lontano, era solo lì in quel vecchio comò che mi aspettava.



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