sabato 3 novembre 2012

GUERNICA 26 Aprile 1937


Lo vedo, mi sembra di sentirlo
è il grido degli oppressi.

Mi violenta le orecchie,
sento l’odore della morte,
che in fiumi di sangue si disseta,
la dove torrenti di sangue sembrano                         inghiottire la Vita.

Nell’ora del mercato,
quando tutto e frenesia e vita,
il pane si intinge nel sangue dei bimbi,
e delle madri colpite da quel’inatteso sgomento, creato da fauci di fuoco, e cavalli impazziti.

Quante grida, grida si levano al cielo
come colonne di fumo intriso di carne arroventata.

Ma da quel cielo piovono proiettili,
su inermi braccia  protese, come ha fermare quella improvvisa  mattanza.

Corpi di uomini e bestie rotolano tra le macerie, urla di vecchi e bambini s’alzano  con voci stridule, strozzate in gola.

Solo una madre leva il suo grido                                d’altissimo suono infuocato,
su quel un fiume lavico di dolore incompreso.

Tutto avvenne per sterminare le mura, e le genti  nella Città di pace, e sonori silenzi,fino ad all’ora bagnata da un quieto torrente.

Così la descrisse il grande Picasso facendo appello all’eco d’inchiostro che pervenne fino al padiglione auricolare del suo cuore.

Fino a me giungono le voci dei disperati,
il fumo della falce che si abbatte furiosa  dell’ odio nazifascista,
l’immensa falce, che non falciò grano
di speranza, ma condannò innocenti ad una  fine senza appello.
Poi venne lui  con strumenti policromi,
venne pellegrino d’amore,
non la falce sguainò, ma di pennello,
e senza colpo ferire,
ti riedificò su fondamenta azzurre,
ti alitò un velo di colore che ti ridiede la vita
in pochi metri di tela,
che nessuno da allora potrà scalfire.

La tua identità immortale
che altri vanamente gettarono
nel baratro di morte senza fine.

Guernica ora rivive in quel perimetro
d’arte e d'Amore.

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