giovedì 15 novembre 2012


QUELLI DEL DOPOGUERRA
Le folli corse nei prati con gli amici, 
giocare a guardie e ladri, le burle, 
sempre con un sorriso per tutti,
le labbra macchiate  di cremosa panna rubata alle bottiglie del latte.

I tuffi dispettosi nel lavatoio del paese, incuranti  alle grida delle lavandaie 
chine a insaponar  panni sul bordo, 
quante urla in quelle gelide acque
e poi via di corsa all’arrivo dei nostri padri.

Su  di corsa a piedi scalzi verso il paese, le maglie, i calzoncini corti,            i piedi nudi, le scarpe in mano, 
gli sguardi ilari  dei nonni, 
le urla delle nostre mamme.

Poi di nuovo giù verso la Geretta,
le guerre tra bande, noi del ronco, quelli del paese, gli amici del ponte,
le corse in bici, i pattini a rotelle, i gelidi inverni con sci e slitte, giù a rotta di collo dalla tromba zucca, 
rincorrere i camion della cava, in bici per farsi trainare.

Tra nuove case, e vecchie corti, 
ancora il frutto della follia guerriera dei padri, lasciava il suo odore, in quegli umili rioni, che combattevamo con l’innato desiderio di vita di noi ragazzi.
Desiderio d’amore, di pace e felicità.

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