sabato 11 novembre 2017

La canzone dei pompieri di Viggiù

La sera del 31 marzo 1951 una pioggia torrenziale bagnava il tram che dal paese di Bisuschio nella Valceresio, porta a Viggiù, il mezzo arrancava tristemente verso il paese, solo alcune coppiette che allegre sotto gli ombrelli sfidavano il diluvio, non si accorgevano del Tram dalle luci giallastre e dai vetri appannati, che portava a termine l'ultimo viaggio. Sulla vettura i pochi passeggeri silenziosi ascoltavano il cigolio della ruote ferrate, il bigliettario guardava attraverso i vetri la strada che sembrava un fiume, mentre con la mano accarezzava tristemente la borsa di pelle che serviva da cassa, e contenitore dei biglietti. Il manovratore dominava a malapena la tristezza per quell'ultimo viaggio. Mentre cervava di scacciare quei tristi pensieri, un sorriso comparve sul suo viso, tra sè e sè bisbigliò : Sono stato io a ispirarlo, e la filarmonica di viggiù l'ha adottato come inno ufficiale. Ricordò come se fosse accaduto qualche istante prima, quel signore con la cartella di pelle nera, non era uno della zona, lì si conoscevano praticamente tutti, aveva un'aria strana, quella che distingueva il cittadino, dall'abitante di quei piccoli paeselli delle prealpi. Era non molto alto e stempiato, vestiva molto elegante, si vedeva che era un cittadino, magari Milanese, a Viggiù e in Valceresio ne venivano molti in vacanza. Arrivati alla fermata l'uomo si avvicino al manovratore chiedendo: Questo va a Viggiù vero?, il manovratore scherzando rispose: Sì perchè? è venuto per vedere i Pompieri? Quali pompieri? rispose il passeggero. Ma come lei ignora che la prima pompa della zona l'abbiamo comprata noi? quella di Varese in confronto alla nostra non è che un rubinetto per lavarsi le mani. Poi orgoglioso aggiunse: Eh si caro lei, i nostri pompieri sono importanti. sono tutti alti e belli! Guadi me! anch'io sono stato pompiere. Il viaggiatore con un sorriso esclama: Viva i pompieri di Viggiù. Non si resero conto che erano arrivati al capolinea, prima di scendere lo sconosciuto si presentò ai due addetti: Piacere, Fragna. Mentre il tram ritornava alla stazione di Bisuschio il biglietterio pensando al viaggiatore sconosciuto si rivolse al collega dicendo: Fragna questo nome non mi è nuovo. Sara forse quel Fragna? Ma no è impossibile che ci può fare il grande maestro Armando Fragna a Viggiù? Mentre i due si interrogavano il maestro Fragna sceso dal tram si era riparato dalla pioggia nella tabaccheria del paese, dopo aver bevuto un caffè, chiese un foglio di carta e una matita, perchè doveva scrivere. I giovani d'oggi non hanno mai sentito quella canzone, ma noi nonni la ricordiamo molto bene, aveva un ritmo allegro ma nello stesso tempo marziale. Le prime strofe recitavano così. Viva i pompieri di Viggiù che quando passano i cuori infiammano... Tempi passati, ora le canzoni sono diverse, parlano di amore, guerra, e di un domani migliore. Da quando ho scritto questo racconto prendendo spunto dai testi di un mio illustre concittadino, sono passati quasi quarant'anni, purtroppo quello che speravamo negli anni del dopo guerra e nei successivi anni del boom economico, non si è avverato, le guerre continuano, la parola amore è sostituita dalla parola egoismo, oggi abbiamo l'inquinamento che ci distrugge, e i governanti con parole altisonanti fanno proclami, ma questi proclami di un domani più pulito, come si usa dire dalle mie parti sono aria fritta, perche l'interesse per il dio denaro, è superiore alla vita umana.

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